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Olio di canapa: ecco come si estrae

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Olio di Cbd e olio di semi di canapa, due tipologie di olio completamente differenti, la prima ricca di terpeni e Cbd, utilizzata per scopi medici e per alleviare i sintomi di alcune patologie, la seconda anche per scopi alimentari. Ma come si estrae l’olio di Cbd?

Sono in molti a chiedersi quali siano le modalità di estrazione dell’olio dalla pianta di canapa. Una curiosità lecita, che è presto risolta. Partiamo con l’ABC: esistono 3 modalità principali: l’estrazione con anidride carbonica, quella con solvente e infine la spremitura a freddo. Tecnica, quest’ultima, sfruttata per produrre l’olio di semi. Ma vediamo nello specifico come si estrae l’olio di Cbd e in cosa consistono le diverse tecniche.

Come si estrae l’olio di Cbd: spremitura a freddo

Come già detto, la spremitura a freddo è quella tecnica con la quale è possibile ottenere l’olio di semi di canapa. La procedura è piuttosto semplice. I semi, quando sono ancora interi, sono posizionati all’interno di una pressa e spremuti. Si tratta di una tecnica che non garantisce un prodotto ricco di cannabinoidi (Cbd), tutt’altro. Inoltre le impurità naturalmente contenute nei semi non sono filtrate. Gli esperti sottolineano come durante la pressione, è indispensabile che non sia generato un calore superiore ai 50 gradi centigradi. Per rendere la procedura più semplice, c’è chi preferisce frantumare in un apposito frantoio i semi di canapa, per poi inserirli in una pressa idraulica per la spremitura.

Anidride carbonica

Il procedimento probabilmente più diffuso e sicuro per estrarre olio di canapa ad alto contenuto di Cbd è quello che prevede l’utilizzo di anidride carbonica. Un metodo ecologico, che viene sfruttato in molti contesti, come ad esempio nella produzione di integratori. Come funziona? La canapa viene sottoposta a pressione con il CO2 in un estrattore. L’anidride carbonica, in sostanza, viene convogliata in un estrattore insieme alla materia vegetale. L’interazione tra anidride e canapa permette di ottenere la separazione di cannabinoidi e terpeni dalla miscela ottenuta.

Sono fondamentalmente due le modalità che si possono utilizzare per ottenere l’olio di canapa sfruttando il CO2. L’estrazione subcritica prevede che l’anidride carbonica e l’estratto di canapa siano portati a temperatura più bassa e poi trasferiti in un evaporatore, dove l’anidride riprende lo stato gassoso e può essere riciclata. Un altro procedimento è l’estrazione supercritica, dove la CO2, diversamente dalla precedente modalità, è portata a temperature molto elevate. Da qui viene passata attraverso l’estrattore per separarla dalla canapa. Una volta raffreddata, può essere riciclata o rilasciata nell’atmosfera.

Estrazione con solvente

C’è poi il terzo metodo, quello che prevede l’estrazione dell’olio di canapa attraverso un solvente. I cannabinoidi sono insolubili in acqua, ma si separano molto bene in alcuni solventi organici. Solitamente si utilizza l’etanolo o il butano, all’interno del quale viene inserita la parte della canapa dalla quale si vuole estrarre il Cbd. Anche in questo caso, sono due le “sotto-modalità” che si possono sfruttare. La modalità più diffusa prevede di porre solvente e canapa in una coclea, al termine dell’operazione le due componenti sono separate.

È tuttavia possibile spruzzare direttamente il solvente sulla cannabis, mentre la pianta entra nel dispositivo di separazione. Si tratta di un procedimento più lento, al quale bisogna prestare attenzione: la temperatura, infatti, deve essere costantemente monitorata, affinché non aumenti. Al termine del processo, piante e solvente sono separati velocemente. Se non eseguito a regola d’arte, tale procedimento potrebbe risultare leggermente dannoso, in quanto c’è il rischio di permanenza, nel prodotto finito, di residui di solvente.

Se la canapa è deteriorata

Gli esperti sottolineano come la metodologia migliore per estrarre olio di Cbd sia quella con anidride carbonica. Tuttavia, se la varietà di cannabis non è fresca o pulita da scorie, i solventi permettono di estrarre comunque un olio di buona qualità. I solventi riescono infatti ad estrarre cannabinoidi da varietà di cannabis in via di deterioramento. Insomma, se la pianta dal punto di vista commerciale è compromessa o marcia, etanolo o butano possono fare miracoli.